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Dermata

RESEARCH

Photographic research – artist book (still in process). Skin – desert – rock – earth

Gli Ebrei si incamminarono verso il deserto. Per tutto il giorno, da quando l’orizzonte con le dune oscure di roccia, piatte, o quelle di sabbia, anch’esse oscure, rotonde – si disegnò contro il rosso dell’aurora, a quando si tornò a disegnare uguale, contro il rosso del tramonto – il deserto fu sempre lo stesso. La sua inospitalità non aveva che una sola forma. Esso si ripeteva uguale in qualsiasi punto gli Ebrei si trovassero, fermi o in cammino. […] Camminando dunque per un’immensità dov’era come se si restasse sempre fermi; ritrovando, dopo un miglio o dopo cento miglia, la stessa duna con le stesse piegoline tutte identiche disegnate dal vento; non riconoscendo alcuna differenza tra l’orizzonte a settentrione e quello a meridione, o tra le piccole colline oscure a oriente e quelle a occidente; apparendo come ugualmente gigantesco, sia davanti che alle spalle, un piccolo sasso posato sul profilo di una duna, ed essendo tutti i torrenti, scavati nel colore arido del carbone, sempre lo stesso torrente – gli Ebrei cominciarono ad avere l’idea dell’Unicità. La percepirono il primo giorno, dopo aver camminato dentro il deserto per cinquanta miglia; ne furono invasi il secondo giorno, dopo aver percorso altre cinquanta miglia, senza che nulla cambiasse. Finché non ebbero più altra idea che quella. L’Unicità del deserto era come un sogno che non lascia dormire e da cui non ci si può risvegliare. Uno era il deserto, ed era Uno un passo più in là; Uno due passi più in là; Uno per tutti i passi che gli Ebrei potevano compiere. Le forme delle palme, delle acque, dei pozzi, delle strade, delle case si perdettero piano piano nella memoria: finché l’intera complicazione del mondo umano, restò indietro, e parve non esistere più.
Pier Paolo Pasolini, Teorema

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